Tumore alla prostata: intervenire con la chirurgia o monitorare senza agire?


Probabilmente è il tumore più diffuso tra gli uomini, secondo le stime si calcolano più di 35.000 nuovi casi all’anno: parliamo del tumore alla prostata. Spesso asintomatico, difficile da diagnosticare fino a quando non raggiunge dimensioni così importanti da influenzare la normale attività urinaria e sessuale, il tumore alla prostata può essere curato radicalmente con un intervento chirurgico, o si può optare per un monitoraggio costante senza alcuna necessità di agire direttamente.

Cos’è la prostata?

Prima di affrontare l’ardua scelta del se intervenire o no, capiamo cos’è la prostata e qual è la sua funzione all’interno del corpo. Si tratta di una ghiandola delle dimensioni di una noce posizionata di fronte al retto, serve a produrre parte del liquido seminale che viene espulso durante l’eiaculazione, per cui è importante per la fertilità e la capacità di concepire dell’uomo. L’interno di questa ghiandola è costituito da diversi tipi di cellule che hanno un’alta possibilità di trasformarsi in cancerose nel tempo. In questo caso la prostata inizia ad ingrossarsi, in alcuni casi non presenta alcun sintomo, mentre in altri si possono riscontrare difficoltà ad urinare, necessità di urinare spesso, sangue nelle urine o nello sperma. Come diagnosticare il tumore alla prostata? L’esplorazione rettale di solito è il primo esame che si fa in questi casi per constatare le dimensioni della ghiandola, in seguito si può effettuare una misurazione PSA o una biopsia per accertare di che natura siano le cellule al suo interno.

treatment hospital photo

Tumore alla prostata chirurgia o monitoraggio: benefici ed effetti collaterali

Una volta diagnosticato il cancro alla prostata e accertato a che stadio sia, il paziente può decidere se agire con un intervento chirurgico per rimuovere la ghiandola, o se monitorare e tenere sotto controllo il tumore per agire solo se necessario. Uno studio recente del dottor Freddie C. Hamdy dell’Università di Oxford, ha portato alla luce nuove interessanti informazioni sul tumore alla prostata ai primi stadi elargendo così maggiori informazioni sui tipi di trattamenti possibili e sugli effetti collaterali di cui i pazienti dovrebbero essere a conoscenza prima di prendere qualsiasi decisione. Lo studio infatti ha sottolineato come non ci sia nessuna differenza nel tasso di mortalità tra i pazienti trattati (chirurgicamente e con radiazioni) e pazienti monitorati, l’unica differenza sta nella velocità di progressione del cancro (più lenta negli uomini trattati).

Gli uomini che decidono di sottoporsi ad un intervento chirurgico per procedere all’esportazione della prostata, devono essere pronti ad affrontarne gli effetti collaterali. Parliamo di incontinenza ed impotenza, conseguenze significative che possono incidere sulla vita e sulla virilità di un uomo. Dall’altra parte però c’è una maggiore sicurezza riguardo alla progressione del tumore, una volta asportata la ghiandola, sono davvero pochi gli uomini nei quali il cancro si diffonde ai tessuti circostanti.

Negli ultimi anni, però, sono sempre di più i pazienti che optano per il semplice monitoraggio, evitando così soluzioni radicali. Questo tipo di approccio deve essere costante e praticato con grande cura in quanto il tumore potrebbe diffondersi, in alcuni casi, agli organi circostanti. Tenere sotto controllo la prostata è meno invasivo, e spesso la soluzione migliore in quanto, come abbiamo visto, il tasso di mortalità nei pazienti trattati non differisce da quello dei pazienti non trattati. La differenza sta nella progressione del  cancro. La soluzione più efficace sarebbe monitorare il tumore e agire solo in caso di pericolo. L’asportazione della prostata, di fatto, inciderebbe sulla fertilità dell’uomo, sulla sua normale attività urinaria e sessuale, e soprattutto sui suoi ormoni.

Cosa fare dunque se otteniamo la diagnosi di un tumore alla prostata? Questo dipende dallo stadio a cui si trova e dal paziente. Se da una parte l’asportazione chirurgica permette di dormire sogni tranquilli (più o meno) e di evitare che il tumore cresca e si diffonda ai tessuti circostanti, questa soluzione comporterebbe effetti collaterali importanti che potrebbero influenzare la vita di tutti i giorni dell’uomo. Il costante monitoraggio invece è un approccio meno invasivo e radicale che permette di evitare le conseguenze di un intervento chirurgico e di condurre una vita invariata, tuttavia questo non esclude che il tumore potrebbe crescere e diffondersi, anche se le possibilità che questo accada sono pochissime. Un dato certo è che la differenza tra gli uomini trattati e quelli che scelgono i controlli costanti sta semplicemente nella scelta del trattamento da adottare, in quanto il tasso di mortalità ( non molto alto in generale per questo tipo di cancro) è quasi lo stesso.

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