Problemi alla prostata: dieta vegana e prevenzione


Oggi più che mai è normale parlare sempre più spesso di medicina alternativa e rimedi naturali. Alcune diete e stili di vita potrebbero passare per eccentricità da star o esagerazioni pericolose, eppure seguire certi canoni rigorosi, per esempio nell’alimentazione, può effettivamente produrre benefici all’organismo umano.
Prendiamo ad esempio il caso della dieta vegana: è possibile che gli uomini che la seguono riducano notevolmente il rischio di sviluppare il tumore alla prostata?

Uno studio sull’alimentazione

Un recente studio del Fondo Mondiale per la Ricerca su Cancro (WCRF, World Cancer Research Fund), che ha coinvolto 26.000 uomini, pare dimostrare che una dieta vegana può ridurre del 35 percento l’insorgere del tumore alla prostata. Lo scopo di questo studio era verificare il rapporto tra il cancro alla prostata e i vari tipi di dieta: carnivora, pescetariana o vegana. Quest’ultima forma di alimentazione sembrerebbe risultare la più efficace nella prevenzione dei problemi prostatici.

Il tumore alla prostata è estremamente diffuso nella popolazione maschile e rappresenta circa il 15% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo. Nell’anno 2015, in Italia, si sono registrati 35.000 nuovi casi. Fortunatamente, le percentuali di decesso non sono tra le più elevate, dato che diagnosticato per tempo è operabile e, nella maggior parte dei casi, risolvibile. Questo è dimostrato dai dati relativi al numero di persone ancora vive dopo cinque anni dalla diagnosi – in media il 91% – una percentuale decisamente alta, soprattutto se si tiene conto dell’età avanzata dei pazienti.

Il direttore del Fondo Mondiale per la Ricerca su Cancro, il dottor Panagiota Mitrou, consiglia comunque un cauto ottimismo. Per confermare i risultati dello studio saranno necessarie molte altre ricerche. “Anche se questi risultati sono entusiasmanti”, dice Mitrou, “resta da verificare quanto strettamente siano collegati dieta vegana e riduzione del rishcio di cancro alla prostata, e soprattutto cosa nello specifico può rivelarsi un fattore utile e preventivo nel veganesimo.”

Un riconoscimento per la dieta vegana

Il veganesimo è molto più di una corrente alimentare. Ormai si può definire una filosofia di vita, di pensiero e un fattore di aggregazione. A livello pratico consiste nell’evitare qualsiasi alimento di origine animale (carne, pesce e prodotti caseari), prediligendo il consumo di frutta, verdura, frumento, frutta secca, semi e legumi. Questo studio del Fondo Mondiale per la Ricerca su Cancro ha ovviamente riscosso l’approvazione della Società Vegana. Un suo portavoce, Jimmy Pierce ha espresso così la sua speranza che sempre più uomini inizino a considerare l’idea di un radicale cambio di dieta:

“Le prove delle proprietà che una dieta vegana può avere in merito di prevenzione delle malattie sono ormai schiaccianti. È solo questione di tempo, presto nuove ricerche dimostreranno che la dieta vegana migliora significativamente la nostra salute.”
È ancora molto forte, tuttavia, l’idea che mangiare carne sia ‘macho’, quasi un simbolo di virilità e mascolinità. Ciò che sembra però è questa abitudine alimentare stia contribuendo ad uccidere migliaia di uomini ogni anno.
Adesso è il momento di liberarci di un’idea tanto antiquata e abbracciare uno stile di vita vegano e senza limiti di genere, sia per il nostro benessere che per quello del pianeta e della sua fauna.”

In un altro studio sull’argomento, riportato sul British Medical Journal, si fa luce su possibili altre cause che portano allo sviluppo del cancro. Triste a dirsi, ma ormai vociferato da tempo, il rischio che i trattamenti di radioterapia utilizzati per la cura del cancro alla prostata causino un aumento della possibilità di sviluppare altri tipi di cancro in zone limitrofe (vescica, colon rettale e retto) è quasi accertato. La strada per la cura e la prevenzione di questo disturbo così comune al mondo maschile è ancora lunga, ma questi nuovi studi possono aprire nuove possibilità di comprensione e trattamento, che potrebbero anche passare per metodi meno invasivi, quali una particolare cura all’alimentazione.

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