Intervista: urologia e prostata


Qualche tempo fa Radio24 ha intervistato il professor Bassi, uno dei maggiori esperti italiani di urologia. L’intervista ci è piaciuta così tanto che l’abbiamo trascritto, qui invece l’audio per ascoltare l’audio

G: “Professore questa notizia avrà sicuramente un grande impatto tanto più che il tumore alla prostata è frequente e in grande crescita”
P: “ Ma, io spero che non abbia invece un grande impatto, perché non ci sono motivi per dare un impatto così importante come apparentemente…”
G: “È stato dato dai giornali”
P: “Esatto, esatto. Di cosa si tratta? Qual è di fatto il problema? Il problema è semplicemente quello che da più di 7-8-10 anni noi sappiamo che ci sono delle anomalie genetiche che identificano un maggior rischio di sviluppare un tumore. Questo BRCA2 è un gene anomalo che aumenta il rischio di sviluppare tumore della mammella, tumore della prostata, tumore dell’ovaio. Quindi questo è l’informazione prima che si deve trasferire. La seconda informazione è quella di quanto è rischioso e quanto è importante avere questa anomalia genetica. Allora i medici parlano di rischio relativo. Cos’è in altri termini il rischio relativo, in termini pratici. Nel caso specifico della prostata il paziente che ha questa anomalia genetica ha 8 volte maggior rischio di avere un tumore della prostata. Ma questo non significa che lo avrà necessariamente. Ma che nell’ambito della popolazione che presenta questa anomalia genetica è presente una percentuale di tumori superiore, 8 volte superiore rispetto a quella della popolazione normale. Questo significa semplicemente aumentato rischio non certezza. Quindi è qui il punto dove si fa gioco. Poi che cosa succede: nel caso in oggetto, e questo è importante come messaggio per la popolazione, si evidenzia che il paziente è giovane, che ha una familiarità, cioè che ci sono altri casi di tumore della prostata nella propria famiglia, allora anche questo è un fattore, la familiarità è un fattore che aumenta il rischio.Ma di fronte ad un rischio aumentato, che cosa fa la medicina? Gioca su quello che conosciamo tutti, sulla diagnosi precoce, sull’attenzione, sulla sorveglianza, chiamiamola come si vuole. Cosa si fa? Nei pazienti che hanno maggior rischio i controlli sono diversi, sono più frequenti, sono più, per certi versi, accurati, anche se non è la parola corretta, in maniera tale da poter identificare quella popolazione che lo sta sviluppando, il tumore, prima, in tempo ed agire di conseguenza.”
G: “Quindi Professor Bassi, mi scusi, ma test genetici in persone che hanno familiarità con il tumore alla prostata non sono consigliati e non sono fatti generalmente?
P: “No, non hanno nessun senso perché noi urologi sappiamo da 20 anni che chi ha una familiarità per il tumore alla prostata ha un maggiore rischio di sviluppare il tumore, e quindi già nei confronti di questa popolazione c’è un’ attenzione privilegiata che prevede i controlli che sono completamente diversi dalla popolazione normale. E quindi avere questa informazione dell’anomalia genetica, di cui si va parlando, non aggiunge nulla. Perché noi continuiamo già a seguire questi pazienti in maniera diversa.”
G: “Quindi rimane valido il valore del PSA?”
P: “Rimane valido il valore del PSA, rimane valido il valore della visita, ma rimane valido il concetto dell’informazione che deve essere trasferita a questi pazienti.”
G: “ Professore, prima di salutarla, quindi un giudizio sulla decisione di farsi asportare la prostata, un suo giudizio è chiaro nei confronti di questo manager, non era necessario.”
P: “Assolutamente negativa. È un’istanza di tipo emozionale. Cioè è partita da uno stato di, a mio avviso, non perfetta comprensione di quello che è il problema del rischio.”
G: “Quali conseguenza comporta l’asportazione della prostata?”
P: “Ecco, mi fa piacere che lei mi faccia questa domanda. L’intervento, come la mastectomia nel caso della donna, non è un intervento privo di effetti collaterali. Togliere la prostata significa offrire al paziente un rischio di incontinenza urinaria, un rischio di avere disturbi dell’erezione o che questo intervento non sia fatto nelle condizioni, nelle strutture più adeguate. Quindi è un intervento che può in questo paziente aver risolto il problema del rischio oncologico, ma dall’altra parte può averli offerto dei fastidi, dei fastidi non indifferenti.”

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